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Fatturato non fa rima con profitto: il ROS smaschera le imprese di Modugno


  • Le imprese di Modugno generano quasi quattro miliardi di ricavi e occupano oltre diciottomila addetti complessivi.
  • L'ottantasei per cento delle imprese chiude in margine operativo positivo, con un ROS mediano vicino al cinque.
  • La marginalità più alta non sta nei colossi, ma nelle medie imprese tra uno e cinque milioni.
  • Edil Arte guida la classifica con quasi trenta punti di ROS; Gruppo Turi resta in territorio negativo.
  • In dieci anni la redditività operativa è cresciuta strutturalmente di circa un punto percentuale mediano, consolidandosi.



1. Introduzione

Questo rapporto analizza la redditività delle vendite (ROS — Return on Sales) del tessuto imprenditoriale del comune di Modugno, importante polo produttivo e logistico dell’hinterland barese. L’indicatore ROS misura la quota di ricavi che si trasforma in reddito operativo, ovvero quanti euro di margine operativo l’impresa ricava da ogni 100 euro di vendite. È, tra gli indici di bilancio, quello che esprime con maggiore immediatezza l’efficienza e la qualità del modello di business: a parità di fatturato, un ROS più elevato segnala prezzi migliori, costi più controllati o un posizionamento competitivo più solido.

Il ROS si calcola come rapporto tra il risultato operativo (la differenza tra valore e costi della produzione) e i ricavi delle vendite, espresso in percentuale. Diversamente dal ROE o dal ROA, non risente della struttura finanziaria né della leva fiscale: isola la capacità dell’impresa di generare margine dalla propria attività caratteristica.

Perché il ROS conta

  •          Misura l’efficienza operativa al netto di tasse, interessi e politiche di bilancio.
  •          Permette di confrontare imprese di dimensioni molto diverse sulla stessa scala percentuale.
  •          È un segnale anticipatore: un ROS in erosione spesso precede tensioni di redditività complessiva.

L’obiettivo del lavoro è triplice: (i) fotografare il livello di redditività operativa del campione modugnese nell’ultimo bilancio disponibile; (ii) costruire classifiche e ranking che individuino le imprese più e meno performanti, per livello, per dimensione e per dinamica; (iii) leggere l’evoluzione decennale del fenomeno, distinguendo i risultati strutturali dalle oscillazioni congiunturali.

2. Nota metodologica

Il campione è composto da 1096 imprese con sede nel comune di Modugno (provincia di Bari), per le quali sono disponibili i dati di bilancio depositati. Di queste, 870 hanno come ultimo esercizio disponibile il bilancio chiuso al 31 dicembre 2024; per le restanti l’ultimo bilancio depositato si riferisce a un anno precedente. Il ROS è risultato calcolabile in valore numerico per 855 imprese; per le altre il dato è classificato come «non significativo» (n.s.) o «non disponibile» (n.d.) ed è stato escluso dai calcoli statistici.

Le classifiche sono costruite sull’ultimo bilancio disponibile di ciascuna impresa. Dove un confronto omogeneo è essenziale — ad esempio nei ranking di vertice — viene affiancata una versione ristretta alle imprese con ricavi pari ad almeno 1 milione di euro, così da neutralizzare le distorsioni tipiche delle micro-realtà, nelle quali pochi euro di costo o ricavo straordinario possono produrre percentuali abnormi. Per la dinamica pluriennale si confronta il ROS dell’ultimo esercizio con quello di tre anni prima e si calcola la media e la volatilità sugli ultimi cinque esercizi.

Tutti i valori monetari sono espressi in migliaia di euro (migl €) salvo diversa indicazione. Le medie di campione sono fornite sia come media semplice sia come media ponderata per i ricavi (che dà più peso alle imprese maggiori) sia come mediana (più robusta agli estremi). I nomi societari sono riportati in forma abbreviata per leggibilità.

Avvertenza sui confronti. Il ROS è un indicatore relativo. Un valore molto alto in un’impresa minuscola non è comparabile a quello di una grande azienda industriale: per questo le classifiche vanno lette insieme alla colonna dei ricavi e al numero di addetti, sempre riportati.

3. Il campione in sintesi

Le 1096 imprese modugnesi esaminate sviluppano ricavi aggregati per circa 3996,9 milioni di euro e occupano 18.065 addetti. Si tratta di un tessuto fortemente polarizzato: poche imprese di grande dimensione — concentrate nei comparti automotive, gomma-plastica, logistica e distribuzione — convivono con una platea ampia di piccole e micro-imprese di servizi, edilizia e meccanica di precisione.





La fotografia della redditività operativa è nel complesso positiva: 738 imprese su 854 con ROS misurabile (pari a circa il 86%) chiudono l’ultimo esercizio con un margine operativo positivo, mentre 116 presentano un ROS negativo, segnale di una gestione caratteristica in perdita.

3.1 I numeri chiave della redditività


Il confronto tra le tre misure di sintesi è già di per sé istruttivo. La media ponderata per i ricavi è leggermente inferiore alla mediana: le imprese di maggiore dimensione, pur essendo i motori del fatturato del territorio, viaggiano su margini operativi più contenuti rispetto alle realtà medio-piccole. È un tratto tipico dei sistemi locali in cui le grandi unità operano in comparti a forte intensità di volumi e bassa marginalità unitaria (automotive, distribuzione, logistica), mentre la marginalità più elevata si annida nelle nicchie specialistiche.


4. La distribuzione del ROS

La forma della distribuzione racconta la varietà del tessuto produttivo. La maggior parte delle imprese si colloca in una fascia di redditività «sana» ma non eccezionale, tra il 2% e l’ 11% (l’intervallo interquartile), con un addensamento attorno al valore mediano. La coda destra — le imprese con ROS a doppia cifra elevata — è popolata soprattutto da realtà di servizi, immobiliari e meccanica specialistica; la coda sinistra raccoglie imprese in difficoltà operativa, spesso in liquidazione o reduci da esercizi straordinariamente negativi.

L’ampiezza della dispersione è notevole: tra il decimo percentile (-2,11 %) e il novantesimo (18,20 %) corrono oltre venti punti percentuali. Questo significa che a Modugno «fare impresa» non basta a definire un destino reddituale: la forbice tra chi presidia bene la propria attività caratteristica e chi la subisce è larghissima, e attraversa trasversalmente tutti i settori.

5. La classifica generale del ROS

È il cuore del rapporto. La graduatoria che segue ordina le imprese del campione con ricavi pari ad almeno 1 milione di euro per livello di redditività delle vendite nell’ultimo bilancio disponibile. La soglia dimensionale serve a garantire un confronto significativo: si premiano imprese che hanno trasformato un volume d’affari rilevante in margine operativo, non micro-realtà con percentuali volatili. Le prime tre posizioni sono evidenziate in oro.




5.1 Classifica completa — Top 50 imprese strutturate

 La graduatoria mostra una redditività di vertice molto alta e compatta: si va dal 29,6% di Edil Arte al 15,4% di Roberto Lavermicocca Group, con il podio (Edil Arte, Service Gru, Officine Meccaniche Ranieri) in oro, tutte sopra il 28%. Il dato più istruttivo è dentro le barre: i ricavi rivelano che molte delle posizioni più alte appartengono a imprese piccole (1–4 mln €), mentre le realtà più strutturate — Coldair (22,9 mln), Edilizia e Residenza (16,9 mln), Bio Sud Medical (10,5 mln) — pur scendendo di qualche posizione restano sopra il 18%. Margine altissimo e dimensione raramente coincidono.

Lo stesso fenomeno emerge in modo ancora più netto. La nuvola si addensa nel quadrante in basso a sinistra (piccole imprese, ROS 15–22%), mentre il quadrante in alto a destra — l'area delle eccellenze che uniscono margine e scala — è quasi deserto. Lo presidiano poche imprese: Bio Sud Medical Systems, Pubblicità & Stampa, C.M.V.I. Group, Domuscostruzioni. Le bolle più grandi (Co.Mas con 84 addetti, Movimento con 43) segnalano dove si concentra l'occupazione, non necessariamente la redditività maggiore. Coldair, isolata a destra, è il caso emblematico: ricavi enormi ma ROS riportato verso la mediana del gruppo.




6. La vetta assoluta

Rimuovendo il filtro dimensionale, la classifica del ROS cambia volto e accoglie anche micro-imprese con margini elevatissimi. Questa graduatoria va letta con cautela — su ricavi di poche decine di migliaia di euro un ROS del 28-29% pesa pochi euro in valore assoluto — ma è utile per cogliere il «tetto» della redditività raggiungibile nel campione.


7. Le imprese meno redditizie

All’estremo opposto si collocano le imprese con il margine operativo più negativo. Un ROS fortemente sotto zero significa che i costi della produzione superano il valore della produzione: l’attività caratteristica, prima ancora di oneri finanziari e imposte, distrugge valore. Le cause sono eterogenee — fasi di avvio, ristrutturazioni, crisi di mercato, imprese in liquidazione — ma il dato segnala in ogni caso una redditività operativa compromessa nell’esercizio considerato.




Tra le posizioni di coda compaiono anche imprese con ricavi rilevanti — alcune oltre i 4-5 milioni di euro — il cui ROS profondamente negativo è particolarmente preoccupante perché moltiplica le perdite su volumi importanti. Sono i casi che meritano attenzione prioritaria in un’ottica di monitoraggio del rischio territoriale, distinti dalle micro-perdite fisiologiche delle realtà in fase di start-up.

8. Redditività e dimensione d’impresa

Esiste una relazione tra dimensione e redditività operativa? Aggregando le imprese in classi di fatturato emerge un profilo netto: la marginalità non cresce linearmente con la taglia, anzi raggiunge il suo massimo nella fascia delle medie imprese e si comprime ai due estremi.







La fascia 1-5 milioni di euro è la più redditizia del territorio, con un ROS mediano superiore al 6%. È la dimensione «sweet spot»: imprese abbastanza grandi da aver consolidato organizzazione e clientela, ma ancora abbastanza agili da presidiare nicchie a buon margine. Salendo oltre i 20 milioni la redditività operativa si assottiglia, fino al minimo della fascia oltre i 50 milioni: i grandi player modugnesi operano in mercati a forte concorrenza di prezzo e bassa marginalità unitaria, dove il profitto si fa sui volumi e sull’efficienza, non sul margine percentuale.




La nuvola di punti conferma visivamente il fenomeno: la massima dispersione del ROS si osserva tra le piccole imprese (a sinistra), mentre all’aumentare dei ricavi i valori convergono verso la fascia 0-10%. Le grandi imprese, in altre parole, non possono permettersi né le punte di eccellenza né i tracolli delle piccole: la loro redditività è più stabile ma strutturalmente più bassa.



9. I grandi numeri: i leader per fatturato

Le imprese che muovono il fatturato del territorio non coincidono con quelle più redditizie. La tabella seguente ordina i primi 25 player modugnesi per ricavi, affiancando il loro ROS e il margine EBITDA: emerge con chiarezza il profilo «alti volumi, margini sottili» che caratterizza la testa della classifica dimensionale.




Il leader assoluto per dimensione supera i 600 milioni di euro di ricavi ma con un ROS attorno al 5%: tipico di una grande realtà industriale dell’automotive. Scorrendo la classifica, i ROS oscillano in prevalenza tra l’ 1% e il 7%, con alcune eccezioni virtuose che combinano scala e redditività (margini operativi a doppia cifra su decine di milioni di ricavi). Sono proprio queste ultime — capaci di tenere alta la marginalità pur essendo grandi — le imprese strategiche del sistema locale.

10. Chi cresce e chi arretra

Oltre al livello conta la traiettoria. Confrontando il ROS dell’ultimo bilancio con quello di tre anni prima si individuano le imprese che hanno migliorato di più la propria redditività operativa e quelle che l’hanno vista erodersi. L’analisi è limitata alle imprese con ricavi pari ad almeno 1 milione di euro, per concentrarsi su movimenti economicamente rilevanti.




Diverse imprese hanno compiuto un autentico salto di redditività, passando da margini operativi negativi a valori ampiamente positivi: sono i casi di turnaround più riusciti del territorio, spesso frutto di ristrutturazioni del modello di business o del recupero di mercati persi durante la fase pandemica.

10.2 I maggiori arretramenti del ROS




Sul fronte opposto, molti arretramenti partono da livelli di ROS straordinariamente alti tre anni prima (oltre il 20-25%) per rientrare verso valori più ordinari: in parte si tratta quindi di un fisiologico ritorno alla media dopo esercizi eccezionali. Più delicati i casi che scivolano in territorio negativo, dove il calo segnala una difficoltà reale della gestione caratteristica.

11. Le eccellenze stabili

La redditività di un singolo anno può ingannare. Le imprese davvero forti sono quelle che mantengono margini elevati nel tempo, con bassa volatilità. La classifica seguente seleziona le imprese con ricavi pari ad almeno 2 milioni di euro e cinque esercizi consecutivi di dati, ordinandole per ROS medio del quinquennio. La colonna «volatilità» (deviazione standard) misura la stabilità: più è bassa, più la redditività è strutturale e affidabile.


Questa è, a parere di chi scrive, la graduatoria più significativa dell’intero rapporto. Le imprese in testa coniugano tre qualità rare: margini operativi medi superiori al 15-20%, dimensione consolidata (diversi milioni di ricavi) e stabilità pluriennale. Sono le «campionesse nascoste» del territorio modugnese, spesso poco note al grande pubblico ma capaci di una redditività che molte imprese ben più visibili non raggiungono. Per un investitore, un fornitore o un’amministrazione locale, è da qui che conviene partire per individuare le realtà su cui il sistema produttivo può contare.

12. L’evoluzione decennale del ROS

Allargando lo sguardo all’intero decennio 2015-2024 si coglie la traiettoria di fondo della redditività operativa del territorio. La tabella riporta, per ciascun anno, la mediana, la media semplice e la media ponderata per i ricavi, insieme al numero di imprese con dato disponibile (in crescita per via del progressivo deposito dei bilanci).





Il quadro che emerge è quello di una redditività operativa in lento ma costante miglioramento strutturale. Dai valori mediani attorno al 4% del 2015-2018 si è saliti a un plateau del 5% circa nel triennio 2021-2024. La fase 2020 mostra la flessione attesa legata allo shock pandemico, seguita da un robusto rimbalzo nel 2021. Negli ultimi esercizi la media semplice tende a superare la ponderata: la redditività cresce più rapidamente tra le piccole e medie imprese che tra le grandi, coerentemente con quanto osservato nell’analisi per classi dimensionali.

La lettura d’insieme. In dieci anni il tessuto modugnese ha rafforzato la propria redditività operativa di circa un punto percentuale mediano. Non è un’esplosione, ma un consolidamento: segno di un sistema produttivo che, pur tra congiunture difficili, ha migliorato l’efficienza della propria gestione caratteristica.

13. Il ROS e gli altri indicatori di redditività

Il ROS non vive isolato. Per inquadrarlo correttamente è utile osservarne la relazione con gli altri grandi indici di redditività rilevati in bilancio. L’analisi delle correlazioni sul campione modugnese restituisce un quadro coerente con la teoria aziendale.


La correlazione fortissima tra ROS e margine EBITDA (0,79) conferma che i due indicatori catturano lo stesso fenomeno — l’efficienza operativa — da angolazioni vicine. Il legame si attenua progressivamente passando a ROI, ROA e infine ROE: man mano che si aggiungono gli effetti della struttura patrimoniale, della leva finanziaria e delle imposte, il peso della sola redditività delle vendite si diluisce. È la ragione per cui il ROS resta l’indicatore preferito per confrontare l’efficienza «pura» delle imprese: parla della loro attività, non del modo in cui sono finanziate.

14. Le eccellenze dimensionali

Come sintesi delle due dimensioni — redditività e scala — la tabella seguente isola le imprese che appartengono al quartile più redditizio del campione (ROS sopra il 10,66%) e hanno al tempo stesso ricavi superiori a 5 milioni di euro. È l’incrocio più esigente: poche imprese lo superano, e sono il vertice qualitativo del territorio. 

 

Angelo Leogrande è economista, commercialista, professore a contratto all'Università LUM Giuseppe Degennaro di Casamassima, e giornalista pubblicista; si occupa di finanza d'impresa, innovazione ed economia regionale. Ricercatore presso LUM Enterprise s.r.l.. 



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